CCVR e CCBO presentano: il presepe galleggiante che nessuno aveva chiesto
Ore 10: qualcosa.
Siamo al Canoa Club Verona e i canoisti iniziano ad arrivare. Dopo poco il parcheggio diventa San Siro ai tempi d’oro di Vasco: gente ovunque, canoe parcheggiate a caso e nessuno che sappia perché e se è nel posto giusto. Ma tutti convinti di sì.
Partenza prevista alle 11:30. Questa informazione verrà presto trattata come una leggenda metropolitana.
Alle 13:00, dopo lunghe consultazioni basate sul niente, qualcuno decide che entrare in acqua è probabilmente l’opzione meno sbagliata vedendo gente che gira senza scopo, sguardi di chi ha già capito che oggi non finirà bene, ma è troppo tardi per tornare indietro.
Prima ancora di partire, partono bagnassi inutili auto inflitti, perché l’unico piano condiviso è: “vediamo che succede”.
Momento chiave: primo eskimo fluviale di un corsista CCBO nessun intervento immediato. Tutti osservano. Se si rialza, bene. Se no… Vabbè.
Da Ponte Pietra qualcuno guardava la scena chiedendosi dove fosse finito il Natale, se fosse una tradizione, una punizione divina, una setta, un’esperimento sociale fallito, un documentario di discovery channel o solo dei canoisti che hanno finito il brule troppo presto.
Un bambino ha salutato Babbo Natale che scendeva il fiume.
Era il Tia travestito, la magia del Natale è morta lì. Quel bambino ora non crede più in niente.
Alcuni canoisti preoccupati per la propria incolumità, hanno attivato il servizio segreteria Tommy, il nostro addetto alle emergenze coniugali per famiglie con mariti in ritardo: «Mogli, non preoccupatevi, sappiate che se non tornano stavano facendo ciò che amavano!».
Roby, si presenta con una canoa che sembra presa in prestito da un dopo scuola, lui che di solito gira con mezzi che incutono rispetto e timore. Nessuno fa domande. Alcune cose è meglio accettarle e basta.
In acqua siamo 35 canoe, come Rudolf e le sue amiche renne, più un gommone-slitta guidato dalla fede cieca, come il resto della giornata.
Arrivano anche amici da Feltre e Bergamo: ufficialmente per la compagnia, ufficiosamente per il brulè che è ormai chiaro essere l’unico vero motivo dell’evento.
Chiudiamo con un grazie enorme a Fede, che con una parrucca che dovrebbe essere prova in tribunale, prepara un ristoro degno di chi ha appena attraversato: il fiume, il freddo e le proprie scelte di vita.
Nessuno ha imparato niente, tutti rifarebbero tutto.
Babbi Natale in fuga, sani, bagnati e puntualmente in ritardo.
Come da tradizione. 🎄🛶🍷